mercoledì 17 gennaio 2018

Canary in a coalmine

La (non)storia di Aziz Ansari ci insegna una cosa: che per alcuni di noi le donne non sono persone, ma canarini. Canarini indifesi e incapaci di esprimere verbalmente quel concetto complesso che si cela dietro alle due lettere N e O. Canarini telepatici e piagnucolanti.
Per fortuna adesso nessuno potrà più invitare nessuno a cena e ci estingueremo. Si riprodurranno solo gli stupratori, che possono contare sul silenzio delle vittime, zittite da chi pretende da loro attestati di purezza prima di aprir bocca.
La cosa di #MeToo sta iniziando a diventare una caccia alle streghe all'ammerigana, e questa sarà la sua morte. Un'occasione perduta non per le donne ma per tutti noi, uccisa da un malinteso femminismo per dementi.
Eccolo, il femminismo che piace. Un femminismo per suore. Caste Sempre Vittime vs. Impure Sempre Complici. Avanti così.

(soundtrack)

lunedì 8 gennaio 2018

I got stoned and I missed it

Quando suonate?
Abbiamo suonato la settimana scorsa.
Ah, e perché non me lo dicevi?
Ti ho mandato l'invito all'evento. Ti ho mandato un sms. Ti ho scritto.
Ah ma non l'avrò visto.
Hai messo parteciperò. Ho la ricevuta del telegramma.
Vabbè ma sai gli eventi sfuggono.
Ti ho anche telefonato per avvertirti che avevo preso in ostaggio tua sorella e l'avrei liberata solo alla fine dello show.
Ah ma non ci avrò badato con mia sorella non mi parlo da sei anni.
Infatti poi l'ho sgozzata.
Fico. Ma quindi prossimo live? Dai dimmi che ci vengo.
Ci siamo sciolti quella sera perché il batterista si è suicidato per l'assenza di pubblico.
Ah mannaggia, eravate bravi meritavate di più. Sento già la mancanza della vostra band eravate un bel progetto. E quindi prossime mosse?
Ci diamo fuoco in piazza questo mercoledì, giovedì mettiamo le copie avanzate dell'album all'asta su ebay.
Bello, tienimi informato.
Certo, ti mando l'invito su facebook.

(soundtrack)

venerdì 5 gennaio 2018

The Pleasure Song

Ieri un'amica fesbucca ha pubblicato un breve consiglio su un sex toy capace, a suo dire, di cambiare la vita delle donne: una specie di ocarina a ultrasuoni da avvicinare alle parti intime, che fa letteralmente impazzire di piacere, titillando, senza toccarle fisicamente, zone della cui esistenza non si era forse neppure a conoscenza. L'amica fesbucca raccontava di essere felicissima dell'acquisto e lo consigliava alle amiche per l'acquisto, agli amici come dono.


Buffe e ingenue, come sempre, le reazioni a questo tipo di post: un po' di malizia, molta curiosità... c'era il tizio che chiedeva tutto contento (e un po' beota), se produceva squirting, la femminista che lo bacchettava perché "non sono affari vostri, uomini!": orgasmi, mestruazioni gravidanza aborti non vi riguardano (poffarbacco!)... un altro candidamente chiedeva, "Mi fa un po' paura, non è che poi voi donne non avrete più bisogno di noi maschietti?" 
Pare che una tizia, dopo quel post, abbia bannato la mia amica. (Io per non sbagliare non uso le app che informano su chi mi blocca. Avrete le vostre ragioni, e se me le spiegaste mi trovereste generalmente d'accordo. Sono un uomo da bannare.)
In generale io devo dire che ho trovato delizioso quel post, e anche i commenti. Se è vero che non tutti abbiamo voglia di parlare di sesso e rivelare ciò che ci piace – è pur sempre un ambito delicato, personale, privato e a molti di noi piace così – trovo che parlare di vibratori, orgasmi, squirting, e anche di gravidanza, mestruazioni, aborto sia assolutamente diritto di tutti, anche di noi maschietti, con la debita distanza e rispetto. Io voglio sapere tutto! Anche perché nella prossima vita voglio rinascere femmina (lesbica, per favore).
In generale l'ho trovato uno scambio simpatico, rispettoso, gioioso, con la giusta dose di malizia e battute tollerabilissime. Che qualcuno (una donna, poi) banni per un post simile è semplicemente... triste. 
Siamo ancora così lontani dalla semplice accettazione del fatto che... la donna possa provare piacere, e parlarne? Ancora il piacere e il gioco fanno paura, nel 2018? 
Ma forse, mi dico, c'è chi ha tanto bisogno di tabù, di malizia, di proibizioni e di buchi della serratura, magari proprio per rendere più complessa la narrazione e alla fine... godere di più. Lo trovo a suo modo comprensibile. La narrazione è tutto, e le complicazioni sono il sale della narrazione. :-)
A me ha fatto un immenso piacere scoprire che le donne possono scoprire nuove forme di piacere che non conoscevano. Se la cosa è vera bisogna spargere la voce. (Non nascondo un po' d'invidia.)
E mi sento di consolare il tizio che paventava la scoperta dell'irrilevanza degli uomini. Irrilevanti lo siamo da sempre, eppure non ci siamo ancora estinti. 
Il fatto è che l'amore non è solo piacere, il piacere non è soltanto una cosa fisica, conta appunto moltissimo – e questo credo che le donne lo capiscano molto meglio di noi – la trama. 
Non è proprio nella mentalità femminile, pensare "ho il sex toy non mi serve altro"; a dirla tutta non è nella mentalità umana. E le donne sono così umane che saranno sempre consapevoli di voler bene e desiderare il partner a prescindere dal fatto di poter provare piacere anche senza di loro. Tendo a pensare che una persona felice libera consapevole e appagata sia una persona che possa amare meglio. No?
Dunque, rompiamo il tabù, un Lelo Sona in ogni casa! (Lo so che avete letto fin qui solo per scoprire come si chiama. Non potevo deludervi. Il pacchetto è anonimo e arriva in tre giorni. Mannaggia, perché sono nato maschio?) :-)


domenica 31 dicembre 2017

Wrapped up in books

A quanto pare, su dieci famiglie italiane la metà possiede scaffali adatti a contenere libri, due terzi dei quali utilizzati per oggettistica varia, angioletti di thun, ninnoli, candele. Del terzo rimanente, il 25,7% ospita libri, dei quali il 13% effettivamente stampati, gli altri semplici soprammobili cartacei esposti secondo precise regole cromatiche. I libri gialli sono in calo rispetto ai libri arancioni. Fra i libri stampati, sei ottavi sono manuali di valzer, la restante quota romanzi di cui due terzi epistolari e un terzo vangeli apocrofi postumi e album di figurine dei calciatori del 1985. Di questi reperti analogici, solo una metà viene effettivamente letta, mentre i restanti vengono tenuti come bene-rifugio in caso di rincaro dei combustibili fossili. Ne consegue che soltanto il 12,7% degli italiani di età compresa fra i 27 e i 32 anni ha mai toccato veramente un libro in vita sua, mentre il restante 87,3% afferma di everne visti in tv o sognati o sentito parlare. Di questa piccola fascia di lettori forti, una metà afferma di essersi pentita di aver imparato l'alfabeto e che è stato tutto tempo che avrebbe potuto dedicare a cercare di fare più esercizio per rinforzare la muscolatura inguinale e coccigea. Molti di questi pentiti affermano comunque di essere pronti a dimenticare e di avere anzi in buona parte già dimenticato tutto quanto appreso a scuola. Nota a margine, dei lettori superstiti circa sei quarti hanno almeno una volta in vita loro cantato "Quella carezza della sera" al karaoke in falsetto.
Da tutto questo si evince che il mondo non finirà, la razza umana si estinguerà ma resteranno i gattyny e stanno già imparando a usare instagram da soli.
Sursum corda, giusum cappio. Tutto è ciclico, basta attendere l'era giusta. I libri sopravvivranno sempre! Senza nessuno che li legge si conserveranno persino più a lungo. Mai mai mai mai mai smettere di sperare. Il meteorite che ci estinguerà depositerà nuovi batteri e a quanto risulta saranno tutti lettori forti al termine del loro ciclo evolutivo.

sabato 16 dicembre 2017

La non-demande en mariage

Oggi su Internet per condurre un mio personale studio sociologico ho guardato un video d'amore e uno pornografico.
Ho acceso su YouTube e ho visto un noto rapper italiano che si riprendeva mentre andava a incontrarsi in aeroporto con la fidanzata, si riprendevano mentre si salutavano e si baciavano e scherzavano assieme con dolcezza, innamorati, poi lui in camera si riprendeva mentre le scriveva di nascosto una canzone d'amore, e infine si vedeva lui che le chiedeva di sposarlo dandole l'anello sul palco davanti a tutti.
Nel video d'amore invece c'erano un tizio di colore e una tizia bionda che scopavano.


(soundtrack)

venerdì 15 dicembre 2017

How to disappear completely

Scarlett Johansson non è alta, non è magrolina, non è la rappresentazione dei canoni estetici correnti. Nelle interviste non parla di matrimonio, figli, rapporti stabili. Per certi versi è la negazione della star all'americana. 
La trovo bellissima nella sua veste meno perfetta e leccatina, in "A love song for Bobby Long", "Lost in translation" o in "Scoop" di Woody Allen. Ah, le piacciono i Cure.
Ma questo non vuol dire nulla. Io non so chi sia quella lì a parte quel che mi arriva sullo schermo o nelle riviste.

I social ci hanno avvicinato a questi tizi famosi e ci hanno aperto squarci nel loro privato - squarci che magari tutto sommato preferivamo non vedere: davvero voglio le foto del mio cantante preferito che si lava i denti? Ma di fatto continuiamo a non sapere nulla della loro vita. E questo non vale solo per le star. Chissà cosa c'è fuori dallo schermo nella vita vera delle persone che seguiamo su Facebook. Chissà se davvero sono così simpatici e arguti, se sanno essere davvero così autoironici, o se non saranno dei perfetti stronzi, anzi, degli imperfetti stronzi (di millantatori di stronzaggine perfetta il fesbucco è pieno). Questo qui magari per scrivere i post che mi piacciono trascura le persone che ha accanto. Quello lì potrebbe essere anche migliore di come appare, uno di quegli eroi silenziosi con un malato grave da curare a casa e una vita claustrofobica, quest'altra così simpatica e carina magari è una tirchia sputtanatissima, magari questo puzza, quell'altro ancora forse dietro a tanta saggezza apparente nella vita è uno scemo integrale che non sa neanche uscire di casa senza mettere nei guai il mondo.
Cosa ne sappiamo di cosa c'è dietro a uno schermo, cosa possiamo aspettarci da amicizie basate solo su ciò che ciascuno ama raccontare di sé? E dei post che noi stessi scriviamo con grandissima passione, siamo certi che poi non vengano letti quasi sempre - per forza di cose - in background, un rigo sì e due no, fino al sesto rigo e basta, sovrappensiero, mentre la vita scorre? Le stesse prime righe di questo post, apparendo su Facebook, potrebbero dar vita, comprensibilmente, a commenti sulla sola Scarlett Johansson e non sul tema del post, perché in pochi cliccheranno per arrivare al blog, e in pochissimi leggeranno fin qui. Anche se sui social mettessimo tutto ciò che siamo, [per fortuna?] esiste un limite al grado di conoscenza e approfondimento che possiamo dedicare agli altri. Sarà questo, non la mancanza di buona volontà o di schiettezza da parte di chi scrive, non la superficialità di chi legge, a fare sempre da muro fra una vita presente qui e un'altra distante là. 
Cos'è quel cuoricino, quel "ti adoro"? Semplici attestati di stima sinceri e volatili. Le comunicazioni e i sentimenti nei social network, filtrati dalla mancanza di fisicità, di presenza, di tratti soprasegmentari, ma soprattutto annebbiati dalla fretta e dalla mancanza di tempo, da strani meccanismi di proiezione che esaltano ciò che crediamo di vedere, cancellano ciò che non ci aspettiamo esserci, alla fine trasformano i rapporti social a distanza né più né meno in una versione reciproca e orizzontale di quel rapporto che il fan ha con la star. Quell'apofenia che trasforma Scarlett Johansson persona in Scarlett Johansson illusione.
Facebook in particolare crea onde di approvazione e di disinteresse che sono pura reazione emotiva, pilotata da algoritmi insondabili. Ho quattromila contatti nel social di zuccherbergo, tutti persone mediamente interessanti sveglie e attente, ma l'algoritmo diventa sempre più spietato nel selezionare quali post mostrare. Scarlett Johansson attira commenti, un post che partendo da Scarlett Johansson prova a raccontare come ci si sente soli su Facebook anche fra quattromila ottime persone probabilmente no. Ed è esattamente questo a farmi sentire solo su Facebook. Non è il tipo di solitudine che fa star male, è più la solitudine del tizio che trova poco sensato parlare parole che non avranno risposta, scrivere frasi che non verranno lette o suonare musica che non sarà ascoltata. Non è una cosa triste, ma alla lunga un esercizio inutile e stancante. E non è detto che scrivere o pronunciare parole o note in grado di destare attenzione sia più gratificante. Il primo post di questo blog, risalente a tredici anni fa, si chiamava "Information overload", e parlava già di questa sensazione di lanciare parole in un mondo che ne è già saturo. Col tempo qualcosa è cambiato però, ho imparato ad amare e cercare questa preziosa solitudine da goccia nel mare, la privacy da sommersione, e ho imparato a giocarci, apparendo e scomparendo a fasi alterne. Non so quanto e come dominare questa mania a scomparire e riapparire, ma forse non devo dominarla. I miei umori mutevoli e il mio stupido ego timido esibizionista hanno i loro cicli e devo soltanto assecondarli. Sparire da Facebook, emergere sul blog, chiudere il blog, tornare su Facebook. Tanto, qualunque cosa io possa scrivere di me o leggere di voi, noi non ci conosceremo mai davvero.
Possiamo certamente fare un gradevole pezzo di strada assieme, se vi va. Ma la differenza fra i like per l'anteprima su facebook e l'effettivo numero di visite al blog intero saranno sempre lì a testimoniare il rapporto fra fretta di grattare e bisogno di scavare. Una volta queste cose mi suscitavano pensieri negativi. Oggi mi dico che è esattamente così che deve essere. Tanto, io non sono qui. E neanche voi.















lunedì 11 dicembre 2017

Turbulent Indigo

Credo di aver capito ormai che la vera pericolosità sociale dei talent musicali non sta nel fatto che "attentano alla musica", ma nel fatto che la pugnalano alle spalle rendendola una cosa terribilmente noiosa e prevedibile.
Dopo un paio di puntate di the Voice o X Factor, a forza di sentire cloni di cloni (e con i brani originali sono più cloni ancora) riescono quasi a farti credere che non sia più possibile nel 2017 creare qualcosa di bello e originale.
Ma la musica non è quella lagnosa rottura di palle lì, cristosanto. Ne dico una, a me piaceva quel cigno sgraziato di Rita, quella che è crollata verticalmente sotto la zavorra delle scelte di Levante e della sua stessa assoluta autodistruttiva incapacità di gestirsi. Mi piaceva soprattutto quando era fuori tono e fuori posto. Perché nella sua fragilità è stata la sola cosa in questa edizione che sia andata fuori dalle previsioni. Conoscevo una tizia, un'artista bravissima e unica ma completamente incapace di dominare la sua arte straordinaria e i suoi umori matti, che sfanculava ripetutamente il pianeta e non aveva pietà soprattutto per la sua arte prodigiosa, perché era così, tu ci avresti scommesso tutto sulla sua bravura, e lei ti avrebbe sempre deluso. Quando creava era la cosa più straordinaria del mondo e nessuno poteva tener dietro alla sua unicità. Solo che non creava. Non pareva volere. Non pareva saper volere. Non voleva consigli, né aiuto, né occasioni, né esortazioni, né fiducia sconfinata e cieca, né ricatti, nulla valeva, voleva solo covare la sua complessità e i suoi umori, anche per l'eternità se fosse stato necessario. Era giusto così, aveva ogni diritto di distruggere e gettare via tutto e di aspettare. Ovvio che sbagliava, ma era nel suo diritto sbagliare. E forse erano sbagli giusti. Erano sbagli suoi. Ma lei per prima non era felice, e lo sbaglio era tutto lì. David Lynch di recente ha detto una cosa giustissima, che l'artista non deve essere infelice, deve solo capire l'infelicità e saperla raccontare. Perché l'infelicità, l'ansia e la depressione, a dispetto delle favole, sono un freno, non un motore.
Si può essere veri artisti e veramente felici. Ma l'arte non per questo può essere rassicurante e prevedibile.
E di fronte alla calligrafia, all'imitazione e alla riesposizione letterale, all'imitazione pedissequa e alla bravura fine a sé stessa io preferirò sempre il malato, lo sporco, il brutto e l'imperfetto, lo sgraziato, quello che sembra volare alto e precipita, il discontinuo, l'inaffidabile. Perché lo sporco il malato e il rabbioso e il lercio e autodistruttivo covano mondi dentro, e un giorno possono tirarsi fuori dalla loro spirale e venire a raccontare qualcosa di nuovo e meraviglioso da quei luoghi inaccessibili. I provetti artisti, i talentuosi e primi della classe, gli esecutori impeccabili, quella visceralità, viceversa, non potranno darsela mai. I talent televisivi, con la loro misurazione e i televoti, a queste cose non ci arrivano. E per questo i talent, allevamenti in batteria, sono la negazione della musica, dell'etica e dell'estetica delle arti. Sono il demonio che compra l'anima, e la compra a buon mercato. La prende, la lucida, la rende inutile e inoffensiva, la spoglia di ogni inquietudine e la rivende al miglior offerente.
L'artista deludente, nel contesto della gara canora, è la sola cosa che sa esaltarmi e emozionarmi davvero. E, fermo restando che non credo nello stereotipo pericoloso dell'artista infelice e malato, e che credo nella possibile e necessaria felicità per creare - di artisti felici, non rassicuranti, abbiamo un gran bisogno - nello specifico contesto, di psicanalisi da tavolino dal talent, io tifo per la malattia e non per la guarigione. Di più, tifo nel contagio di quella malattia e inquietudine. Perché le arti sterilizzate dalla televisione sono un incubo asettico bianco e intollerabile.

(soundtrack)

venerdì 8 dicembre 2017

Peace on earth

Ultimamente mi scappano post forse un po' ingenui e scontati. (Sarà che spesso la verità è semplice e banale, sarà che di essere anticonformista mi è fregato sempre poco, e mi frega via via meno col passare del tempo).
In questo post ingenuo e scontato dico che non è mai mai mai troppo tardi per riparare e ricostruire, perdonare o essere perdonati, riallacciare o pacificare o cambiare, pentirsi o ripensarci, incontrare chi per tanto tempo non abbiamo cercato. C'è sempre un modo, a meno che non abbiate ucciso qualcuno o non siate davvero brutte aride persone o ladri e tirchi e imbroglioni. E anche Natale può certamente essere un'occasione per fare queste cose, ma è generalmente il momento più stupido sbagliato e generalmente ipocrita di tutti i possibili. Non mi riferisco a nulla di mio personale ovviamente. Forse sarà semplicemente colpa dell'ennesimo spot natalizio. Parlo proprio di questa diffusa convinzione che il Natale sia il momento della pace, come il matrimonio il momento di inizio dell'amore stabile,  i baffi la consacrazione della raggiunta età adulta, la paternità il momento in cui capisci tutto della vita. Sono tutte stronzate. Il momento perfetto in cui scoprirti adulto, capire il senso della vita, smettere di perderti o deprimerti, far pace con qualcuno o smettere di fumare deve essere assolutamente casuale e privo di senso. Le feste e le occasioni e le celebrazioni sono fatte per consacrare ciò che c'è, non per improvvisare (o simulare) ciò che manca.

(soundtrack)

domenica 3 dicembre 2017

Le prerecinsihoni inioranthi: Smetto Quando Voglio - Ad Honorem

Pre-recensihione-Inioranthe
”Smetto Quando Voglio - Ad Honorem"

Uno dei problemi delle recinsihoni inioranthi dei films è che le posso fare solo dopo che ho visto i films, e quindi è un consiglio che mediamente non ve ne fate un cazzo perché tipo "Ammore e malavita" era bellissimo ma lo anno tenuto nei cinemi tipo tre giorni e mezzo, bastardi. E poi dice multisala, multisala stocazzo, diecimila miliardi di sale e mi tenete i films tre giorni. Ma va fa in culo. Ora però questa volta parlo di un films che lo terranno di più perché pare che ci stanno credendo e meno male, e sopra a tutto io stavolta pre corro a dirittura i tempi e lo rece insisco ancora prima di vederlo. Sono furbissimo io.
Che io siccome ancora non l'ho visto qui vi dico che intanto che (1) il cinema italiano già sì come no ma che vogliamo dire dopo Mastroianni e Gassman è finito tutto e (2) i seguiti sono sempre peggio degli originali e (3) i necri ci hanno il ritmo nel sancue e non ci sono più le mezze staggioni.
E a punto io vi volevo dire questa cosa delle staggioni, che quando esce la staggione due di una serie ci resto sempre ammammaluccuto all'inizio che nella prima stagione cose pazzesche il cliffs hangerss e poi ci rinovano il condratto che non se lo aspettavano e io me li imaggino che per continuare si grattano la testa e si devono inventare cose nuove personaggi nuovi e fano i salti dell'artificio.
Ora.
Smetto Quando Voglio Nummero Uno è un film della madonna ngoppolata, che se non ve lo siete perso mannaggiavvoi porcazzozza andatevelo subito a vedere cazzo è un ordine del vostra divinità Noiszweueivsz (vedansi post precedente). Ciò è del tipo prendi una scheggetta di Breaking Bad, ci metti due goccettine di "C'è chi dice no" (film mèh, bo', io questi films me li vedo tutti ma non in dispensabile), ci scutrummi due etti e mezzo di Audace Colpo dei Soliti Ignoti e Boris quanto basta. Cast di facce note e ma non quelli che dici oh tutti tu protagonista sempre tipo favino e per dire come si dice un film corale anche se le battute le dicono uno alla volta e no tutt'assieme se no non si capirebbe niente. Comunque, storia battute ritmo fotografia musiche e soprattutto personaggioni da paura e zitti che se mi contra dite vi banno. Filmone e basta. Zitti ho detto. Ssssssht! Fil. Mo. Ne. Stop.
Smetto Quando Voglio Nummero Due (Masterclass) praticamente cos'era, quel famoso discorso della seconda stagione fatta che ci aggiungi tutto il suco per ricominciare a tutta forza e da lì puoi scutrummare storie quante vuoi e allora ci divertiamo. Solo che il Nummero Due Masterclass, sorpresa, è veramente fico come il primo solo che è proprio fatto che la (parlo ndeliggiende ad esso, tenetevi) l'arco narrativo (belle parole, mi sento troppo sberto ora) non si chiude proprio perché tipo che so, Ritorno al Futuro che già lo sapevano che facevano il terzo. E quindi finisce il films e ci resti di minchia ma lo sapevi già perché la triloggia, tri is the magis nambers, e tutte ste storie belle.
Tutto questo per dirvi in somma che se mi chiedete se il cinema italiano riparte da Sydney Sibilia (lo scritto pure giusto il nome e cogniome) ora mi state domandando una cosa troppo grossa per una recinsihone inioranthe, solo io penso che quando andate al cinema non vi dovete domandare se quel giorno il cinema italiano rinasce - tu ci pensi uno che si andava a vedere il Sorpasso o Un americano a Roma e ci diceva a sua moglie "Secondo te il cinema italiano adesso come sta?" se lo vedevano e basta.
(Ah poi se volete che vi dico cos'è secondo me che un poco ammazza al cinema italiano è quando uno prende gli spachetti nel film e mette il pacco degli spachetti che proprio si vede più grande della faccia degli attori per tipo tredici secondi nella scena. Ecco, questo sta ammazzando il cinema italiano. Un po' più piccolo il pacchetto e non più di dodici secondi per favore. Comunque qui in questi films qui non si vedono pacchi di spachetti per tredici secondi, tranqui.)
 Ora, se avete visto i primi due sapete che vi dovete andate a vedervi questo film e ora ci vado pure io, tempo che mi tolgo due lavori mannaggia, sta settimana ci vado.
Invece quello che vi volevo dirvi se non ve li siete ancora visti vi devo avvisare che in questo momento preciso state perdendo tempo a leggiere una minchiata sul feisbucs, mettetemi il laics al posts se volete ma poi staccate questo feisbusc, spegnete proprio il computers e vedetevi Smetto Quando Voglio Nummero Uno e Due che sono uno spasso spettacolare e poi questa settimana andate al cinema cazzo.
E ovviamente se non siete d'accordo io sono democratico e vi banno.
 Fine della pre-recinsihone-inioranthe-fleshs.

sabato 2 dicembre 2017

God

Se fossi Dio, da domattina stesso:

1. Permetterei a tutti di scegliere di trasformarsi come vogliono, per una settimana all'anno. Cambiare sesso, avere una quinta di seno, sviluppare un terzo braccio o un pene elefantiaco, ma anche diventare geni della matematica o prendere le sembianze di un animale a scelta, reale o di fantasia, o di un oggetto. Non tutti assieme negli stessi giorni, ciascuno in settimane a caso dell'anno.

2. Farei svegliare leghisti e fasci tutti con la pelle nera (ma l'uccellino, non si illudano, piccolo come una mandorletta). A molestatori e stupratori l'uccellino invece glielo farei trovare annodato in maniera inestricabile, tipo nodo di Gordio.

3. Trasformerei tutti i suv con targa dispari in grossi tricicli. E quelli con targa pari in zucche. Commestibili.

4. Farei nascere le bistecche da apposite piante, così gli animali non soffrirebbero e i vegani per piangere dovrebbero farsi lasciare dai fidanzati. Inventerei il frutto della Nutella e ne pianterei un arbusto davanti a ogni casa.

5. Darei un lavoro a tutti, e ciascuno potrebbe lavorare una quantità di ore corrispondente al reddito desiderato. Si potrebbero guadagnare duecentomila euro all'anno, lavorando venti ore al giorno, oppure diecimila euro all'anno, lavorando un'ora al giorno. Chi non desiderasse lavorare riceverebbe una pensione mensile da ripagarsi in opere artistiche originali da donare alla collettività. I soldi comunque servirebbero solo per comperare noci di cocco, tutti gli altri beni sarebbero gratuiti. Alcuni inizierebbero comunque a vantarsi e sentirsi importanti in base alle noci di cocco possedute ovviamente. E morirebbero automaticamente fulminati.

6. Non farei piovere sulle automobili lavate il sabato, come usava fare il mio predecessore. Fulminerei direttamente i proprietari.

7. Istituirei giorni e orari di chiusura per tutte le attività umane del mondo. La mattina dalle nove alle undici Facebook chiuso. Il martedì niente tv e internet. Ovviamente è ripristinata la chiusura settimanale dei negozi, Amazon e siti di vendite online compresi.

8. Renderei l'educazione amorosa una materia obbligatoria in tutti i corsi di studio, e la religione un'aggiunta eventuale facoltativa.

9. Obbligherei chi vuole compiere scelte importanti tipo convivere, sposarsi o fare figli a stipulare prima un patto che spieghi dettagliatamente chi cucina, chi cambia i pannolini, chi fa il caffè la mattina, quanto si prevede di trombare ogni mese e soprattutto in che modo si intende impiegare il tempo libero. Per la vostra nuova divinità il tempo libero è la cosa più importante di tutte. Chi non rispetta i patti paga pegno. Il matrimonio non sarebbe a vita ma da rinnovare espressamente ogni cinque anni con una nuova cerimonia rigorosamente senza invitati.

10. Farei esplodere tutte le diamoniche, i bonghetti e gli ukulele in mano a chi li suona. Favorirei la nascita di un gruppo di cantautori acustici bestemmiatori ribelli (le bestemmie sarebbero tutte "Porco Noszueiv", ovviamente), che verrebbero osannati e premiati con abbondanti noci di cocco, di cui finirebbero presto o tardi per compiacersi, finendo automaticamente fulminati.

11. Ogni tanto seminerei la Fregola. Tutti impazzirebbero improvvisamente dalla voglia di fare l'amore, mollerebbero uffici e carrelli al supermercato e scapperebbero dagli amati e dalle amate. Nessuno lo troverebbe strano, dopo un po'.

12. Obbligherei gli umani a costruire in tutte le città scivoli e altalene per bambini ma soprattutto per gli adulti.

13. Ogni anno darei le mestruazioni un mese alle femmine e un mese ai maschi. Gli altri dieci mesi niente.

14. Un giorno a caso al mese, senza preavviso, operererei la sostituzione di un sentimento a caso con una scossa elettrica. Per dire, mercoledì 6 dicembre tutti quelli che si commuovono zzzap!, martedì 16 gennaio le scenate di gelosia fffzzzzzzzzrrrr!, giovedì 15 febbraio quelli che provano autocompiacimento bbzzzzzzrrrt! (Il 15 febbraio morirebbero ovviamente tre quarti dei cantautori indie.)

15. Una volta all'anno farei un televoto per scegliere qualcuno da far risuscitare. Non sceglierei il più votato comunque, ma quello che mi piace di più. 'Cazzo volete, sono Dio, non il vostro dannato presidente. La democrazia ve la siete inventata voi.

16. Permetterei ai bambini di rallentare o velocizzare il tempo a loro piacimento.

17. Renderei la vanità una dote sacra da premiare con un biancore scintillante dei denti e la superbia un peccato mortale da punire con la puzza di ascelle (e il divieto di salire sugli autobus). Cancellerei il color grigio tortora. Le tortore avrebbero quindici giorni di preavviso per scegliersi un altro colore.

18. Farei riformare i R.E.M.

19. Darei l'immortalità a David Lynch, a patto che faccia altre stagioni di Twin Peaks ogni sei, sette anni.

20. Mi dimetterei da Dio, tornerei fra gli uomini (tenendomi soltanto le prerogative divine di cui ai punti 14 e 15)  e mi godrei la vita in siffatto mondo di pazzi.


(soundtrack)